IL SANUTUARIO DELLA MADONNA DI CALENTANO

 

Il Santuario della Madonna di Calentano, distante circa otto chilometri da Ruvo di Puglia, sorge lungo il pendio di un rialzamento naturale della Murgia barese a 500 metri sul mare.

Racchiuso in una splendida cornice naturale, ricca di mandorli in fiore e secolari ed argentei ulivi, il Santuario rivela la sua storia che si perde nella notte dei tempi.

Secondo il nostro illustre concittadino Giovanni Jatta, Calentano sarebbe stato il casale più importante del feudo di Ruvo in Età Angioina, dal momento che l'area rivelava una cospicua presenza di macerie o “specchioni” come li definisce lui stesso.

Carlo I D'Angiò concesse tale casale (con regio decreto del 1269) a Rodulfus de Colant, feudatario di Ruvo. Dal nome del suo possessore De Colant è probabilmente derivato il  nome “Calentanus”che significa “possedimento del De Colant”, in quanto “anus” significa “tenimento”.

Da Antonio Jatta si apprende che il casale passò poi a Bernardo nel 1720, quindi ad Arnolfo nel 1272 e poi al figlio Giannotto.

In realtà la storia di Calentano è ben più antica, la prima citazione risale ad un atto di compravendita   del 1174: “Terra cum olivis ecclesie sancte Marie Calentani”. Inoltre i documenti ci rivelano una incredibile sorpresa: all'inizio del XIII secolo il casale era una domus templare.

Dell’esistenza di una precettoria a Ruvo si ha notizia in due documenti del 1204 e 1205 redatti a Molfetta.  I Templari dovevano possedere delle terre in zone molto estese o comunque assai fertili, tanto da attirare la cupidigia di signorotti locali nella seconda metà del XIII secolo.  Importante testimonianza dell’indubbia presenza dei templari a Calentano è una croce templare, scolpita sull’architrave di una sala del complesso architettonico. Attribuibili ad “ un maestro Templare”sono gli affreschi dell’abside dell’attuale sagrestia che lo studioso tedesco K. Weitzmann considera simili a quelli della cripta di San Vito Vecchio a Gravina.

Dopo la soppressione dell’Ordine Templare ( 1312), il Santuario rivelò la sua “ vocazione mariana”, grazie ad un affresco che si venerava e si venera ancora oggi dietro l’altare dell’attuale chiesetta, scandita da archi a sesto acuto. Tale affresco, risalente probabilmente al XIV secolo, ospita al centro la Madonna con la stella sul maphorion che le pende dalla fronte e le avvolge il capo.

La Madonna regge con la mano destra il Bambino benedicente verso cui rivolge la mano sinistra, secondo il tipo iconografico dell’Odeghitria ( colei che indica la via). Il riquadro centrale, sormontato da una lunetta raffigurante due angeli in volo nell’atto di porre la corona sul capo della Vergine, è affiancato da altri due riquadri che presentano le figure ieratiche di Sant’ Antonio Abate a sinistra e S. Leonardo a destra, entrambe identificati da  iscrizioni greche.
Al 1433 risale una memoria epigrafica, ora collocata nella sagrestia, secondo cui un certo Frate Andrea da Curnito, stabilendosi forse a Calentano feced ricostruire la chiesa ad opera del maestro Palmiri.

In seguito all’espugnazione del 1350 da parte di Roberto di Sanseverino, gli abitanti superstiti di Calentano, ritenendo non sicuro abitare in campagna perché privi di fortificazioni e quindi eccessivamente esposti ad ogni genere di pericolo, si ritirarono a Ruvo dove edificarono, nei pressi della Cattedrale, una chiesetta dedicata alla Vergine Annunziata. Oggi possiamo constatare l’esistenza di una modesta chiesetta situata presso un nucleo di abitazioni destinate un tempo ad alloggio del cappellano.

La canonica e l’annesso santuario sono circondati da alcuni ruderi, tra i quali le vestigia di una casa baronale e un’abitazione per il vescovo di Ruvo.
Nel 1553 si stabilì di organizzare la festa dell’Annunziata nella “feria tertia” dopo Pasqua con l’obbligo, da parte del clero, di recarsi a Calentano per la solenne celebrazione della messa da parte del Vescovo della diocesi.
La devozione alla Madonna di Calentano non si è mai affievolita, a parte la celebrazione della messa festiva per l’Annunziata, innumerevoli sono le comitive di giovani e le famiglie che la domenica si recano presso l’antichissimo santuario per trascorrere alcune ore in totale serenità e tranquillità.